Essere Padri
Il padre ha troppa paura delle ombre
<p>Il tema dell&39;essere <strong>padre</strong> più che a una risposta rimanda a una ricerca che prende l&39;avvio da una osservazione.</p> <p>Solo un nuovo nato potrebbe farci capire a cosa può servire veramente un padre.</p> <p>Lui, non avendo ancora assorbito la cultura e le regole degli adulti, ci offrirebbe in maniera molto chiara e semplice un&39;idea di che cosa potrebbe nascere dalla collaborazione di due sistemi: il suo, dotato del senso della possibilità e con in più il vantaggio di partire dal punto in cui è giunto l&39;altro; il secondo capace di lavorare ai progetti che sceglie.</p> <p>Il <strong>nuovo nato potrebbe chiederci di</strong> impegnarci a rendere sempre più umana l&39;esistenza, non perdendo di vista i suoi valori più elementari, che sono per l&39;appunto quelli che gli stanno più a cuore: la serenità, la possibilità, la disponibilità del proprio tempo, il rispetto per la soddisfazione di bisogni semplici come mangiare e dormire quando si ha voglia di mangiare e dormire, per esempio.</p> <p>E chiederebbe soprattutto di essere trattato come una persona, immaginandosi che la stessa cosa facciano già gli adulti tra di loro e ognuno di loro con se stesso.</p> <p><strong>Poiché proprio questo fa lui: si considera una persona</strong>. Certamente ha una visione della vita molto semplice, che potrebbe però svilupparsi e sfumarsi in molti particolari e in molte direzioni senza per questo essere complicata, cosa questa nella quale noi adulti siamo purtroppo maestri.</p> <p>Essendo poi la sua dote migliore la sintesi, non si attarderebbe a prescrivere modelli o a stilare ricette. Ci direbbe invece di attenerci a una sola regola: tu non crei conflitti tra me e i miei bisogni e io non creo problemi a te. Ma si sa, quando si ha una grande apertura di idee, un totale senso della possibilità, un grande entusiasmo e tanta curiosità per la vita si è troppo giovani per essere presi in considerazione. Quando poi si riesce a padroneggiare il linguaggio non si hanno più molte novità da proporre, poiché il mondo del padre, le sue aspettative, le sue regole sono già prepotentemente entrate in noi, ridimensionando il senso della possibilità, allontanando come pericolosa l&39;avventura dell&39;esperienza, delimitando lo spazio della ricerca, definendone gli obiettivi, il metodo, i tempi. E questo è un primo elemento di riflessione: il padre non costituisce la continuazione del <a class="wpilkeywordlink" href="https://meeters.org/it/categoria/genitori-con-figli" target="blank" rel="noopener nofollow" title="figlio" data-wpil-keyword-link="linked">figlio</a> e non si mette mai in rapporto diretto con lui. È sicuro che quello che decide per il <a class="wpilkeywordlink" href="https://www.gengle.it/2018/09/01/232-lettera-a-mio-figlio/" target="blank" rel="noopener" title="figlio" data-wpil-keyword-link="linked" data-wpil-monitor-id="251">figlio</a> è comunque per il suo bene.</p> <p>I<strong>l mondo è sempre stato così, pensa il padre, e in fondo anche lui è passato attraverso l&39;esperienza dell&39;asilo, della scuola, del rapporto con i <a class="wpilkeywordlink" href="https://www.gengle.it/" target="blank" rel="noopener" title="genitori" data-wpil-keyword-link="linked">genitori</a> e con gli altri adulti; e anche lui ha sofferto, ha fatto fatica e ha avuto l&39;impressione di dover lottare per farsi spazio.</strong></p> <p>Ma a tutto si fa l&39;abitudine, pensa il padre. Per quello che riguarda suo figlio poi, lui di più proprio non può fare. Infatti anche lui ha qualcuno che limita e controlla la sua libertà; e poi, cosa crede il figlio?, anche suo padre si sente solo un ingranaggio di un meccanismo più grande di lui che lo schiaccia, che pretende, che condiziona e minaccia.</p> <p><strong>Il figlio capisce che tra lui e suo padre esiste uno spazio che non può essere colmato, spazio che è abitato da qualcuno che il padre dice di conoscere e di temere e che, guarda caso, è però sempre d&39;accordo con lui.</strong></p> <p>Il figlio non riesce a vedere altro che il padre, ma deve fidarsi. E questo lo spaventa ancora di più, lo fa smarrire, lo introduce al rapporto con qualcuno e qualcosa che non esiste, che non incontrerà mai, e di cui deve solo imparare a temere il potere.</p> <p>Intanto si perde l&39;occasione dell&39;incontro con colui che invece conosce e che continua a muovere tutti i fili, naturalmente senza pensare di assumersene la paternità.</p> <p>Cosa dovrebbe fare il bambino per tentare di sottrarre il proprio padre all&39;influenza di ciò che teme e che gli impedisce di allearsi con suo figlio?</p> <p><strong>Il padre ha troppa paura delle ombre, così finisce per imporle come reali; e questo rende impossibile persuaderlo a collaborare, a fare esperienza insieme.</strong> In ogni modo il figlio si ritrova solo. Indifeso da qualcosa che deve essere terribile se impedisce a un gigante come suo padre anche solo di tentare. E poi, pensiamo che sia possibile per un bambino credere in se stesso piuttosto che nel proprio padre?</p> <p>Dovremmo pretendere da lui una lucidità sulla responsabilità di ciò che gli accade e contemporaneamente la forza di accettare di vivere con chi gli apparirebbe stupido o crudele esecutore di leggi che potrebbero essere annullate da un gesto affettuoso, che lo libererebbe da una inutile sofferenza, e talvolta da un incubo, ridandogli fiducia in se stesso e nella possibilità di vivere in un ambiente capace di rispettarlo.</p> <p>Ma il padre non è disponibile a riconoscere che suo figlio possa avere un ruolo nello stimolarlo a cambiare, a riflettere su quello che sta facendo, talvolta con troppa fretta e spesso con poco rispetto anche per se stesso.</p> <p>Continua invece a escluderlo dalla propria vita e per questo costruisce per il figlio situazioni e ambienti nei quali tutto è predisposto perché cresca, maturi, raggiunga gli obiettivi previsti per lui e soprattutto impari che conviene far presto ad adattarsi. La scelta è o dentro o fuori; o la rinuncia alla capacità di criticare e di proporre alternative o la protesta autolesionistica.</p> <p><strong>Il mondo del padre ha ancora frontiere e queste frontiere sono molto rigide e presidiate dagli educatori professionisti.</strong> Questi confini che il padre pone intorno al proprio mondo tengono al di fuori di esso la possibilità di una crescita pacifica e armoniosa della personalità e dell&39;identità dei nuovi nati, preferendo ammaestrarli e anche domarli al rapporto con l&39;autorità e con la forza.</p> <p>In questo modo il <strong>padre rifiuta il contributo innovativo</strong> di tutti coloro che non vogliono essere sottoposti al suo potere e li costringe a un percorso che il padre stesso si premurerà di riempire di ostacoli.</p> <p>Renato Palma</p> <p><img src="https://www.gengle.it/posts/entries/images/father2.jpg" style="height:284px; width:600px" /></p>