Ultimo atto: ciak si divorzia

Tutte queste persone davanti al proprio patibolo pronte a giudicare in 6 minuti (perché quello è il tempo a loro disposizione) per riuscire a riconciliare e decidere se sia giusto o sbagliato quello che due avvocati, profumatamente pagati per farci litigare, abbiano deciso per noi.

&nbsp; Ho lo stesso vestito di quando mi sono sposato, sembra quasi la fotografia di un film d’altri tempi, dove tutti gli attori si guardano con freddezza e senza fiatare. Si rasenta il cinema muto delle sale degli anni passati. <blockquote>“Come è strano riuscire a comunicare anche solo con gli sguardi.”</blockquote> Avvocati, segretari, attori principali e comparse che si fanno compagnia davanti all’anticamera dell’inferno; percezione della tensione e della cattiveria che si riversa tra carte e cartelle, tra anni di felicità passati insieme e sacrifici che ci hanno portato a costruire una storia d’amore catastrofica. Si entra e non si capisce più niente; si sente la tensione di chi ha dato in mano a degli perfetti sconosciuti quello che è un “pezzo di vita” passato in due; ti chiedi chi siano questi soggetti che parlano usando parole diverse da quelle che senti ogni giorno e ti senti ubriaco; non capisci cosa stiano dicendo, eppure parlano di te. Tutte queste persone davanti al proprio patibolo pronte a giudicare in 6 minuti perché quello è il tempo a loro disposizione per riuscire a riconciliare e decidere se sia giusto o sbagliato quello che due avvocati, profumatamente pagati per farci litigare, abbiano deciso per noi. Perché diciamocelo pure…noi entriamo dentro uno studio, pensiamo di poter spaccare il mondo e poi ci ritroviamo con un pugno di mosche e la coda tra le gambe. La tensione raggela la sala e non riusciamo a capire che ci sono delle persone umane davanti a noi. Il giudice, donna con tanto di attributi, legge quello che abbiamo scelto per noi e per le nostre figlie; si ferma, respira, alza gli occhi e guarda la <a class="wpilkeywordlink" href="https://www.gengle.it/2018/09/01/327-la-lettera-di-un-madre-separata-alla-figlia/" target="blank" rel="noopener" title="madre" data-wpil-keyword-link="linked" data-wpil-monitor-id="187">madre</a>, mentre ripete quello che ha appena letto: “le figlie manterranno la residenza presso la casa del padre”; poi mi guarda e sorride. Continua a leggere ma, non ha tempo di girare quel maledetto foglio e si ferma di nuovo per ripetere la stessa scena di prima cambiando le parole: “la signora seppur avendo lo stesso reddito del padre percepirà un assegno di mantenimento di X euro”…la guarda…mi guarda…..sorrido….lei mi sorride e continua a leggere. Ho trovato umanità davanti ad una donna che ha saputo leggere tra le righe quello che ha cancellato la felicità di una famiglia. Sono entrato in quella sala 3 volte perché la prima separazione ero all’estero per lavoro ed ho sempre trovato umanità, perché chi entra con la cattiveria dentro vede solo persone fredde davanti a sè, senza capire la difficoltà di quel lavoro che stanno facendo: cancellare la storia di un amore per scrivere su carta bollata la condanna di un fallimento. Bruno Nappa