Il matrimonio è un atto di libertà e autoresponsabilità
<p><img class="allinea-centro" src="https://www.gengle.it/posts/entries/images/cassazioneseparazionesentenza.jpeg" alt="" width="900" height="601" /></p> <p>Quando mi sono separata avevo un’amica spagnola che era diventato un po’ il mio confessore. Con lei parlavamo di tutto, dalle mie difficoltà ad affrontare la nuova situazione, ma anche le difficoltà burocratiche che dovevo affrontare. Così ci siamo trovate più volte a parlare delle <strong>leggi italiane</strong> sulla <strong>separazione</strong>. Mentre Lei mi spiegava invece come funziona in <strong>Spagna</strong>, e mi sono resa subito conto delle differenze tra i due paesi.</p> <p>Ad esempio in <strong>Spagna</strong> dopo la <strong>separazion</strong>e mantiene la casa chi effettivamente è il proprietario, mentre in <strong>Italia</strong> se anche la casa è della famiglia dell’ex marito, se l’ex <a class="wpilkeywordlink" href="https://www.gengle.it/2018/09/01/ho-tradito-mia-moglie/" target="blank" rel="noopener" title="moglie" data-wpil-keyword-link="linked" data-wpil-monitor-id="91">moglie</a> non vuole andarsene spesso viene assegnata a lei. su questo argomento mi faceva domande curiose del tipo: “Mi conviene sposare un italiano con una casa!”. Direi che il ragionamento non faceva una piega.</p> <p>Ho poi cercato di spiegare che se la coppia <strong>ha un tenore di vita alto</strong>, dopo la <strong>separazione</strong> il marito deve <strong>mantenere il tenore di vita adeguato</strong> allo standard che la coppia aveva prima della separazione.</p> <p>In Spagna invece ognuno deve essere autosufficiente! Ma c’è di più, in Spagna se una coppia vive separata può chiedere il divorzio direttamente senza passare <strong>dalla separazione</strong>.</p> <p>Sempre più perplessa mi chiedeva: “Perché vi costringono ad essere sposati per tutti questi anni?”</p> <p>Quando mi sono separata non c’era ancora il divorzio breve. Almeno su questo abbiamo fatto passi in avanti. Ma oggi arriva un’altra grande rivoluzione!</p> <p>Per calcolare l’assegno di mantenimento non conta più il tenore di vita ma l’autosufficienza!</p> <p>È una sentenza della Cassazione che stravolge una regola che esisteva da più di 30 anni: il «parametro di spettanza» sarà basato sulla valutazione dell’indipendenza o dell’autosufficienza economica dell’ex coniuge che lo richiede.</p> <p>A scatenare questa modifica la causa riguardante il divorzio di Vittorio Grilli, ministro dell’economia nel Governo Monti.</p> <p>Il matrimonio, ha stabilito la Cassazione, non è più la «sistemazione definitiva»: sposarsi, scrive la Corte, è un «<strong>atto di libertà e autoresponsabilità</strong>». </p> <p>La Cassazione afferma che i tempi sono cambiati e occorre «superare la concezione patrimonialistica del matrimonio inteso come <em>sistemazione definitiva</em>´» perché è «ormai generalmente condiviso nel costume sociale il significato del matrimonio come atto di libertà e di autoresponsabilità, nonché come luogo degli affetti e di effettiva comunione di vita, in quanto tale dissolubile».</p> <p>«Si deve quindi ritenere - afferma la Cassazione - che non sia configurabile un interesse giuridicamente rilevante o protetto dell’ex coniuge a conservare il tenore di vita matrimoniale».</p> <p><strong>L’estinzione del rapporto</strong></p> <p>Con la <strong>sentenza di divorzio</strong>, «il rapporto matrimoniale si estingue non solo sul piano personale ma anche economico-patrimoniale, sicché ogni riferimento a tale rapporto finisce illegittimamente con il ripristinarlo, sia pure limitatamente alla dimensione economica del tenore di vita matrimoniale´ in una indebita prospettiva di ultrattivita´ del vincolo matrimoniale”.</p> <p>Dunque, secondo i supremi giudici della Corte di Cassazione, va individuato un «parametro diverso» nel «raggiungimento dell’indipendenza economica» di chi ha richiesto l’assegno divorzile: «Se è accertato che - si legge nella sentenza depositata ieri - è economicamente indipendente o effettivamente in grado di esserlo, non deve essergli riconosciuto tale diritto». I principali indici che la <strong>Cassazione</strong> individua per valutare l’indipendenza economica di un ex coniuge sono il «possesso» di redditi e di patrimonio mobiliare e immobiliare, le «capacità e possibilità effettive» di lavoro personale e «la stabile disponibilità» di un’abitazione.</p> <p>Non è facile fare le leggi, non è facile applicarle, se dovessi dire quante volte mi è stato raccontato di <strong>padri</strong> che hanno una dichiarazione dei <strong>redditi </strong>misera perché la maggiora parte degli introiti è in nero, e pertanto pagano per i <a class="wpilkeywordlink" href="https://meeters.org/it/categoria/genitori-con-figli" target="blank" rel="noopener nofollow" title="figli" data-wpil-keyword-link="linked">figli</a> un contributo misero lasciando spesso la <strong>moglie</strong> in enormi difficoltà e quante volte ho sentito <strong>mogli</strong> lamentarsi che non potevano lavorare perché non avevano mai fatto nulla nella loro vita perché sempre mantenute dal <strong>marito</strong>.</p> <p>Non ci sono più lavori a tempo indeterminato, non ci sono più matrimoni infiniti, viviamo una vita liquida. Tutto sempre essere in modalità <em>a tempo determinato </em>e questo ci deve far riflettere e rendere aggiornati sul da farsi, perché il mondo gira e non abbiamo il tempo di rimanere fermi a vederlo girare!</p> <p><img class="allinea-centro" src="https://www.gengle.it/posts/entries/images/cassazioneseparazione.jpeg" alt="" width="900" height="601" /></p>